VIGGIU'

VIGGIU'

ASSOCIAZIONI CULTURALI

ASSOCIAZIONI SPORTIVE

abitanti:

5'148 (31/12/04)

superficie:

-

altezza:

506m s.l.m.

C.A.P. :

21059
 

Il nome
Viggiù era forse un villaggio celta degli Orobi. Il nome romano ai tempi dell’Impero è Vicus Juli, edificato probabilmente nel II secolo d.C, trasformato nel corso dei secoli in Viglium, Vigioeno, Viglue e quindi Viggiù. La salda presenza romana è attestata dai frequenti ritrovamenti.

La fontana in pietra posta al centro della Piazza Risorgimento

 

Svaghi ed escursioni
La cresta Orsa-Pravello fa da spartiacque fra la pianura lombarda e il Canton Ticino. Da essa l’occhio può spaziare su una vasta area. Pare che nelle giornate ventose si scorga la “Madunina del Domm”. Il versante nord del monte è noto agli speleologi per la ricchezza di antri cavernosi, con ingresso spesso a pozzo, che per la visita richiedono una buona esperienza speleologica.
Il Monte Orsa è area protetta di interesse naturale e culturale, adatto per ogni escursione. Di spicco è la presenza delle fortificazioni della Linea Cadorna, un sistema difensivo con pianta triangolare lungo cui troviamo caverne artificiali che ospitavano materiale bellico. Si può raggiungere in auto il punto di partenza per esplorarle seguendo la vecchia strada militare che transita di fronte alla villa dove soggiornò il commediografo Renato Simoni, oppure si sale a piedi per la mulattiera detta “Sentiero degli Alpini”. Un’altra mulattiere recentemente restaurata scende dal Pravello fino al S. Elia (sentieri n. 1,2,5)


Valle della Bevera
“Una fetta di mondo perduto” per gli alti valori naturalistici di questo ambiente ancora intatto. Qui si riesce ancora a cogliere il rapporto che la natura ha stabilito con l’uomo in epoca pastorale attraverso profumi che vengono emanati dal disegno delle terre, dalla chiarezza ed abbondanza delle acque e dalla presenza di segni di antropizzazioni antiche (sentiero n. 4) http://www.valceresio.org/bevera.htm


Cave di pietra di Viggiù

La pietra di queste cave, oramai cessate, è di varia qualità. Le cave sono di una bellezza bizzarra e pittoresca: i grandi pilastri quadrati tagliati nella pietra e la conformazione che scende in profondità disposta su vari gradoni gli danno l’aspetto di un grande porticato a gradoni. Si cominciò ad utilizzarle probabilmente nel tardo impero romano. Una delle escursioni più interessanti è la visita ad esse scendendo dalla via Carra sino al ponte in cemento sul ruscello, e superatolo, proseguendo nel bosco lungo la mulattiera, al bivio si incontrerà la prima proseguendo diritto. Le altre si rintracciano facilmente nei pressi.
Palio dei Rioni
A giugno raccoglie compagini rappresentanti sei rioni di Viggiù, Saltrio, Clivio. Sempre in giugno vi è la rassegna di cori alpini che si tiene in Villa Borromeo.


Pesca sportiva
È possibile praticarla al laghetto “Verdelago”, sede del Circolo Pescatori nella Valle della Bevera.

Curiosità
I Picasass di Viggiù

L’attività delle cave diede origine ad una folta schiera di scalpellini e scultori.. La pietra è la vera origine etica della popolazione viggiutese che con essa ed in essa si riconobbe. Già nel XII secolo troviamo artisti viggiutese facente parte della Confraternita dei Maestri Comancini. Tra il 1500 e il 1600 a Roma erano presente autentiche colonie di picasass viggiutesi, organizzate nella “Congregazione della venerabile compagnia del S. Corpus Domini de Vigiù”. Ricordiamo Martino Longhi, che progettò la torre del Campidoglio, e Flaminio Ponzo che progettò Villa Borghese.
Fra il 1890 e il 1915, a causa di una complessa crisi economica che aveva colpito i lavoratori delle cave, intere famiglie di scalpellini emigrarono a negli Stati Uniti d’America, a Barre, nel Vermont.
I leggendari castelli
Una tradizione vuole che sulle alture di Viggiù sorgessero due castelli: uno sud, ricordato come il “Castellaccio” e l’altro sul colle S. Martino. Di essi però non si trova traccia e mancano notizie storiche certe.
I Pompieri di Viggiù
È una canzone composta da A. Fragna negli anni ’40, ma per Viggiù è qualcosa di più: un marchio, un simbolo, un inno. Il motivo apre e chiude quasi sempre i concerti della banda, la Filarmonica Puccini.
In effetti qui il corpo dei pompieri è davvero esistito. Si trattava di un gruppo di volontari formatosi nel 1881. Venivano chiamati con le campane a martello, erano sovvenzionati da privati ed utilizzavano una pompa manuale. Il desiderio di appartenere a questo corpo che dopo il 1928 i volontari pagavano una quota. Nel 1939 cessò il volontariato e i pompieri di Viggiù furono integrati nell’88 corpo dei Vigili del Fuoco di Varese.

 

Museo Gipsoteca Butti

 

Da vedere
Il centro storico originale è costituito da una aggregazione di cortili, grandi e piccoli, che in origine erano laboratori dove si tagliava e scolpiva la pietra. Ogni portale e loggiato reca ancora oggi i fregi decorativi che gli antichi proprietari allestivano per impreziosire la loro abitazione.
Chiesa di S. Stefano
Parrocchia di Viggiù, con splendido portale e campanile di Martino Longhi il vecchio. La chiesa esisteva già nel 1413 quando l’imperatore Sigismondo IV di Lussemburgo emanò qui il famoso decreto che convocava il Concilio di Costanza. L’aspetto attuale risale al XVI secolo, L’interno è decorato da sette altari in stile barocco. Tra le tele presenti ricordiamo la seicentesca “Assunzione in cielo di Maria”, “L’Annunciazione a Maria Vergine” e il “Martirio di S. Stefano”. Le vetrate sono opera del pittore Aligi Sassu. La piazza e di rara bellezza per l’apertura sulla sottostante Valceresio.


Chiesa della Madonna del Rosario
Con il campanile ornato dalla statua della Madonna contiene staute di Gaetano Monti di Ravenna che ornano l’altare neoclassico ed una tela del pittore viggiutese Carlo Maria Giudici


Chiesa di S. Maria Nascente detto della Madonnina.
Edificio settecentesco dalla semplice ed elegante facciata, fiancheggiata dallo svettante campanile. Contiene opere degli scultori Stefano e Guido Butti e Antonio Galli. Vi è anche un altare dedicata a S. Lucia patrona dei Picasass.


Chiesa della Madonna della Croce
Si hanno notizie di essa sul finire del XV secolo. L’elegante facciata in stile bramantesco è ornata da medaglioni in terracotta di Luigi Buzzi Leoni. Vi sono sculture di Antonio Galli, Stefano e Guido Butti, Giovanni Piazzae Nando Conti. Bellissimo l’affresco al centro dell’altare attribuito alla Scuola del Bergognone.


Chiesa di S. Martino

È la prima chiesa di Viggiù, costruita probabilmente sui resti di un tempio romano. Posta su una piccola altura situata a meridione dell’abitato, vi si accede mediante una stradina che si distacca dalla strada comunale Viggiù-Baraggia, il cui accesso è segnato da un arco che reca l’iscrizione “Haec Porta Domini”. Il fatto che già anticamente fosse un area di culto è testimoniato dalla scoperta di un sarcofago i cui resti sono visibili all’esterno dell’edificio e da moneta di epoca tardo romana. La dedicazione a S. Martino attesta origini cristiane molto antiche. Fu la prima parrocchiale di Viggiù e cappella privata della famiglia Longhi. L’abside venne riedificata nel XVI secolo da Martino Longhi. È decorata da una bella pala d’altare raffigurante la deposizione.


Chiesa di S.Elia
È posta sulla sommita del monte omonimo (665 mt) a nord-ovest dell’abitato, raggiungibile in circa mezzora di cammino. Da qui è possibile godere di un ampio panorama della Valceresio. L’edificio fu sede per un breve periodo di un “cenobio”, monastero, cluniacense verso la fine del XI secolo. La chiesa attuale risale al XVI secolo.
Nel 1504 questa chiesetta divenne centro di grande devozione come miracolosa protezione da una incursione di lupi nel vicino contado. All’interno è possibile ammirare affreschi di Francesco Giorgioli di Meride (XVII secolo). Nelle vicinanze, nel bosco,si trova la “Torre del Fante”, di proprietà privata, rifacimento di una antica torre di guardia


Chiesetta di S. Siro

Sita nella frazione di Baraggia, in mezzo ad un grande prato, addossata ad un complesso agricolo. Antica chiesa romanica con convento, forse dipendente da quello di S. Elia, essa è composta da un’antica navata rettangolare a semicupola rivolta a oriente. L’edificio conserva preziosi affreschi del Quattrocento. L’autore è anonimo e sono di scuola locale. Ha subito le modificazioni culturali del tempo, ma ha mantenuto i suoi caratteri originari. La torre campanaria è di belle proporzioni e sorge all’interno del perimetro dell’edificio.


Chiesa di S. Giuseppe
Parrocchiale di Baraggia, è di recente costruzione (1927). Vi si festeggia S. Antonio Abate con una grande sagra paesana.


Museo e Gipsoteca Enrico Butti.
La villa che fu dello scultore ospita oggi la biblioteca comunale e il museo dove sono conservate i gessi delle maggiori opere dello scultore, protagonista della scultura italiana a cavallo fra ‘800 e ‘900. Nato a Viggiù nel 1847, si forma all’Accademia di Brera, seguendo inizialmente tematiche sentimentali e descrittive. Con l’opera “Il minatore” Butti abbraccia il realismo populista per poi avvicinarsi al pittoricismo scultoreo. Nel 1893 divenne professore di scultura all’Accademia di Brera. Lì matura i migliori esempi della sua arte, fra i quali il monumento ad Alberto da Giussano e Giuseppe Verdi. Muore nel 1923 avendo realizzato una serie di monumenti dedicati alla memoria dei caduti della Grande Guerra.
Inoltre sono presenti bozzetti e gessi di Nando Conti che svolse la sua attività nella prima metà del novecento e che rappresenta il momento maggiormente innovativo della scultura viggiutese. Il museo propone durante l’anno mostre sempre nuove e di grande prestigio con percorsi artistici di avanguardia.
L’area comprende anche i Giardini Pubblici, facenti parte della donazione Butti.
Museo dei Picasass
L’edificio accanto alla Gipsoteca raccoglie molto materiale sulla lavorazione della pietra, anche con la ricostruzione di una bottega di scultura. Qui è ospitata la collezione dei gessi dello scultore Giacomo Buzzi Reschini, celebre per la sua tematica romantica e per lo stile profondamente veristico.


Villa Borromeo
È una villa con parco ora aperto al pubblico dopo l’acquisizione da parte del Comune. È una bella costruzione di fine Ottocento, di ispirazione classica, con pianta a sale intercomunicanti. I soffitti sono affrescati. Interessante l’Orangerie e la scuderia per le sue decorazioni e la forma poco usuale. La Villa è visitabile ed in essa sono di sovente allestite mostre o momenti di incontro culturale.


Cascina Vidisello e “Vecchio Cimitero”
L’interessante edificio si trova su un piccolo rilievo caratterizzato dalla presenza di terrazzamenti per favorirne la coltivazione. Nel medioevo qui vi era una torre merlata.
Il “Vecchio Cimitero” presenta un gusto romantico ed interessante, sia per le cappelle familiari ornate di statue, sia per le numerose tombe recanti bassorilievi di pregevole fattura.


Scuola di disegno della SOMS

È la più importante del Varesotto e custodisce bozzetti e disegni di tutti gli allievi ed un archivio di nomi di grande importanza artistica.

 

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